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Storia di Belcastro

STORIA DI BELCASTRO


La cittadina, che si estende dal versante sud - orientale della Sila Piccola al Mare Jonio tra i comuni di Andali, Cerva, Petronà, Mesoraca, Marcedusa, Botricello e Cutro, sorge su uno sperone boscoso del fianco sinistro del fiume Nàsari, prima che questo affluisca nel Crocchio,la cui grande e rigogliosa vallata trovasi al margine ovest del Marchesato. La Marina, posta tra Botricello e il fiume Tacina,si affaccia sullo Jonio.
Si giunge a Belcastro seguendo la SS. 106 che da Catanzaro Lido muove per Crotone, svoltando per la SP. 5, giusto alle porte di Botricello.
Le sue origini si perdono nel neolitico (4000 a.c.). Fonti accreditate la collegano alla magnogreca Koni, fondata dal leggendario Filottete nel VII sec. a.c.. Fu alleata di Roma contro Cartaginesi, Sanniti, Etruschi, Fenici e Italici per difendere i suoi commerci con il Mediterraneo orientale, fino a diventare con il passare del tempo vero e proprio presidio romano sul versante jonico dell'Italia Meridionale.
Divenne sotto Bisanzio Paleocastrum (vecchio castello) e il Patriarca di Costantinopoli nel VIII secolo vi insediò la Diocesi. Il nome Geneocastrum, datole dai Longobardi che aiutarono i Bizantini a scacciare i Saraceni dal vecchio castello sul finire del primo millennio (934), deriva probabilmente dal fatto che venne edificato un nuovo ed imponente castello sulla rocca prospiciente il vecchio, distrutto dalla guerra, proprio laddove sorgeva un antico tempio romano dedicato al Genio di Castore e Polluce, assai venerati dalla gente, specie dalla dama regnante e donne del luogo.
Poco si sa del periodo che precede il Medioevo. Certo è che molta fu l'influenza di Roma prima e Bisanzio dopo, che senza dubbio lasciarono segni indelebili sul costume e sulle strutture del luogo. Con l'avvento dei Normanni e il successivo legame di costoro con i Longobardi di Capua e di Salerno, i d'Aquino vi si insediarono quali feudatari, portando a compimento la costruzione del Castello e della Cattedrale di San Michele Arcangelo. Atenolfo, principe longobardo di Capua e capostipite dei d'Aquino, che già contavano numerosi possedimenti nell'Italia meridionale dal Lazio alla Calabria, fu il primo Conte di Geneocastren già nei primi anni del XII sec., titolo che fu loro tolto solo temporaneamente nella prima metà del XIII sec. da Federico II per ragioni politiche e poi ridato insieme ai beni confiscati.
Nell'ottobre del 1226, da Landolfo d'Aquino, signore di Belcastro e di Loreto, e da Teodora Caracciolo Loritello, figlia del conte di Teate e principessa di Barbaro, che erano in Città per motivi politici (in incognito) e commerciali (perfezionare l'acquisto del feudo di Botro), nacque Tommaso d'Aquino, destinato a diventare il più santo dei Dotti e il più dotto dei Santi. Altre città rivendicano questo vanto, ma nessuna è in grado di dimostrarlo come Belcastro. A battezzarlo fu Bernardo, vescovo di Geniocastro, che di sicuro nel 1221 prese
parte alla consacrazione della Cattedrale di Cosenza, e madrina fu certamente la nobildonna del luogo Eleonora Staffa.
Mentre gli anni che precedettero l'egemonia dei d'Aquino furono caratterizzati dalle continue e sanguinose incursioni dei Saraceni, da cui i Belcastresi si seppero difendere con coraggio e temerarietà, grazie anche alle gesta prodigiose di cavalieri come Cesare Cavallo, gli anni successivi al loro dominio furono segnati dalle lotte fratricide tra Angioini ed Aragonesi per il dominio della Calabria.
In questo periodo, tra il XIV e il XVI secolo, Bellicastrum, così rinominata nel 1330 da Re Roberto d'Angiò per gratificare i meriti del conte Tommaso d'Aquino, pronipote del Santo, si distinse ancora per gagliardia e sete di libertà. Ospitò anche il Centelles durante la sua ribellione, ma presto fedele alla casa d'Aragona se ne liberò, guadagnandosi il privilegio della demanialità, da parte dei Re Alfonso e Ferdinando I d'Aragona. Dopo i d'Aquino e fino al XVIII sec., numerosi tra conti, duchi e baroni si susseguirono al governo della cittadina, lasciando impronte del loro passaggio. Primi fra tutti i Falluch, cui successero i Sanseverino, spodestati nel 1401 dai de Viterbo. Nel 1426 Belcastro pervenne in casa di Covella Ruffo Sanseverino e vi rimase fino al 1460, anno in cui s'impadronì del feudo Ferrante de Guevara e, quindi, dopo un breve dominio di Federico d'Aragona, passò a Giangiacomo Trivulzio.
Nel 1500 Re Federico la dava a Costanza d'Avalos d'Aquino, duchessa di
Francavilla ed in tale epoca Belcastro conobbe grande fulgore. Poi venne alienata a Ferrante d'Aragona, duca di Montalto, il cui figlio Antonio la vendette nel 1575 a Gianbattista Sersale di Cosenza, barone di Sellia, i cui discendenti nel 1644 divennero Duchi di una Belcastro, però, già in declino e distrutta da pesti e terremoti.
Nel 1676, per successione femminile, passava ai Caracciolo di Forino d'Ischia i quali nel 1715 la cedevano ai Poerio di Catanzaro che la tenevano quale baronia fino al 1746, anno in cui la vendevano ai de Mayda di Cutro, i quali nel 1755 la restituivano ai Poerio. Ed è proprio nel dominio di questa famiglia che si chiude il periodo feudale (1806), che aveva visto all'opera uomini e famiglie illustri dal letterato Lucio d'Orsi, ai prelati Michele Pitirri, Orazio Schipani, Antonio Ricciulli, Alessandro Papatodaro e Tommaso Fabiani, dai nobili ed antichi Diano, fondatori dell'omonimo Monte dei Maritaggi per prestiti ai poveri, ai notabili Tacina, Scarrilla, Sammarco, Castellana, Gargano, Spirone, Morelli, Fiorino e Verrina ai maestri d'arte Carpanzano, Carrozza, Nicoletti e altri, ma soprattutto a Tommaso d'Aquino e Sant'Antero Papa. Nel 1755 vi nacque anche Giuseppe Poerio, destinato a divenire <primo nel Foro e nel Risorgimento>, che non poco perciò avrebbe dovuto influire sugli avvenimenti postumi della cittadina. Nel 1799, infatti, i Belcastresi, incoraggiati dallo spirito libertario e repubblicano dell'ultimo feudatario, il barone Alfonso Poerio, zio di Giuseppe, raccogliendo lo spirito di rinnovamento nella libertà sorto dalla rivoluzione francese, piantarono il loro albero della libertà (Milicuccio). Ma presto forte fu la reazione borbonica che si concluse con il sequestro del feudo, ordinato dal Cardinale Ruffo. Il Generale Championnet l'assegnò al Cantone di Catanzaro. La legge francese del 1806 ne fece un Distretto, comprendente i luoghi di Simbario, Sellia, Soveria, Cropani, Sersale, Zagarise, Andali, Arietta, Marcedusa, Cerva, Cuturella e Crichi.
Nel 1811 Belcastro veniva inclusa nel circondario di Cropani e nel 1818 venne soppressa anche la Diocesi. Confusa con l'epopea risorgimentale, cui Belcastro diede il suo contributo per il tramite dei patrioti Michele Galati de Diano (che divenne nel 1861 il primo sindaco del Regno nella cittadina), Giuseppe Gualtieri, Andrea Rivoli, Tommaso Trivolo e Fortunato Mazza, crebbe pure allora una sottile e
virulenta lotta per il potere, che vedeva per la prima volta nella storia di Belcastro, coinvolte le classi emergenti della nuova società, dagli artigiani agli agrari, la borghesia nascente in altre parole, che cercava a tutti i costi di sostituirsi alla vecchia nobiltà feudale decaduta. Il secolo XIX è costellato, infatti, di episodi di lotte fra le famiglie emergenti che, imparentate con il vecchio notabilato, mascheravano le ambizioni di rivalsa di quest'ultimo, tentando la conquista del potere. Così si susseguirono al potere i Cirillo, i Gimigliano, i Tallarico, i Galati, i Pisani ed i Ciacci, i quali ultimi, sul finire del secolo, s'insediarono fermamente alla guida del paese restandovi incontrastati per oltre quaranta anni, fino agli inizi del secondo conflitto mondiale mondiale. E fu proprio In questo periodo (1895-1937), grazie alla stabilità amministrativa, che la cittadina transitò nell'era moderna: fiorirono, infatti, varie industrie di tipo artigianale come l'allevamento del baco da seta, le cave di gesso, di travertino, di sale, le sorgenti di acque saline (Spago, Caria e Baloneo), lo sviluppo di un cospicuo patrimonio zootecnico, specie ovini bovini e suini, la coltivazione di erbe medicinali, del lentischio, del gelso, dell'ulivo, per finire a varie attività artigianali, dai vasi agli utensili di cucina, che insieme alla lavorazione di tessuti e pelli, facevano da degna cornice alla rinascita sociale, politica ed economica della cittadina. Notevole era pure l'attività venatoria. Fu pure di questo periodo la costruzione del cimitero (1905), della strada rotabile provinciale (1921), della rete idrica e fognante (1923) e di quella elettrica (1930). Nel 1926 moriva a soli 56 anni il farmacista Luigi Ciacci, da un mese soltanto nominato primo podestà del paese dopo esserne stato sindaco per circa 25 anni, tra i rimpianti di tutta la cittadinanza, che per le sue benemerenze lo volle acclamare, per bocca del suo vice Gennaro Gimigliano, con il titolo di "Papà Belcastro". Il nipote, Comm. Vittorio Ciacci, divenne nel 1947 primo sindaco della nuova e attuale epoca repubblicana.


INFORMAZIONI
Municipio: Piazza S.Tommaso d'Aquino - Tel.0961-932090-Fax 0961-932189 - C.a.p. 88050 - Codice Fiscale e P.I. 00291270791.
Sindaco: Dr. Ivan Ciacci - Popolazione 1500 - Superficie Territoriale Kmq 52,78 - Altitudine 535 m. s.l.m.
Distanza da Catanzaro: Km 45 - Frazioni: Marina di Belcastro (C.de Arango, Fieri, Condoleo, Magliacane) e Acquavona.
Fiumi e canali: Tacina, Crocchio, Nasari, Umbro, Arango, Baloneo, Ciagola, Maddalena, Magliacane, Monacella
Santo Patrono: San Tommaso d'Aquino.

ALBERGHI: *** Nirvana (Mar. di Belcastro, tel. 0961-967106) - ** Onda Blu (C.da Magliacane, tel. 0961-963135)

ASSOCIAZIONI SOCIO-CULTURALI: Proloco e Circolo Anziani .

CONSORZI: Consorzio di Bonifica "Alli-Punta delle Castella" Marina di Belcastro-Loc. Magliacane. Presidente: Vincenzo Traversa.

ENTE ECCLESIASTICO:Parrocchia di San Michele Arcangelo - Parroco Sac. don Roberto Mastro. Tel. e Fax 0961/932374.

FORZE DELL'ORDINE: Carabinieri: Stazione di Belcastro, tel. 0961-932041 - Polizia Municipale, tel. 0961-932090.

POSTE: Ufficio Postale: Via Lucio d'Orsi. Tel. 0961-932068.

PUBBLICA ISTRUZIONE: Via L. d'Orso, tel.0961-932078-Ist. Prof. di Stato per l'Agr.Sede Coord. Fieri, tel. 0961-963104.

APPUNTAMENTI: 21 marzo: Festa patronale di S.Tommaso d'Aquino - Seconda Domenica di Agosto: Festa di S. Michele Arcangelo, dell'Icona della Madonna Greca di Belcastro e dell'Emigrante.

GASTRONOMIA TIPICA: 'mparrettati e scilatelli al sugo di maiale, taglierini e ciceri, sartù di riso, pastachjna, cicerchia, soffritto di capretto, crespelle, polpette di patate, salsiccia, soppressata, capocollo, costatella, pittanchjusa, cuzzupa, taralli, cujuriallj, crocette di fichi secche e noci, vino della valle del Nasari, olio d'oliva della valle del Crocchio e acqua salubre di Spago.

BELCASTRO,CITTÀ D'ARTE.
C'è da vedere: Castello dei Conti d'Aquino (XI-XIV sec.), Cattedrale di San Michele Arc. (XI sec.), Chiesa della SS. Annunziata (XV-XVI sec.), Chiesa di S. Maria della Pietà (XVI-XVII sec.), Cappella di S.Tommaso d'Aquino (XIV), Cappella di San Rocco (XVII sec.), Palazzo Poerio (XVI-XVIII sec.), Ruderi della Chiesa e Convento di San Francesco (XV sec.), Ruderi della Chiesa di S. Maria della Sanità (XVI sec.), Ruderi del Castellaccio (Paleocastrum, VII-IX sec.).


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